giovedì 6 maggio 2010

COLPO DI FULMINE

Devo ammetterlo: anche se mi sforzo di essere il più possibile asettico nell'esprimere valutazioni sui vini e l'arte dei fornelli - ma qualcuno sostiene che sono diventato "cattivo" - talvolta mi capita di subire un improvviso ed inatteso innamoramento.
Sempre, però, motivato da analisi obiettive.
M'è capitato negli ultimi tre giorni, quando per puro caso ho assaggiato, tenendo due differenti lezioni, il Primitivo di Manduria Sessantanni 2005 di Feudi di San Marzano; il nome fa riferimento all'età delle piante.

Già il colore è entusiasmante, così fitto da essere opaco, senza alcun cedimento di colore: l'unghia conserva sfumature purpuree.
Poi, a bicchiere fermo giungono al naso profumi sottili, eleganti, amalgamati, apparentemente inestricabili; ma lo sconcerto, se così si può definire, è breve, poiché lentamente si dipanano e diventano identificabili; si riconoscono la mora e la ciliegia mature, il pepe, la noce moscata ed il chiodo di garofano, la vaniglia speziata dalla cannella, il cacao, il caffé, il te; note fresche ricordano il rosmarino ed i fili d'erba, si sposano con nette sensazioni vinose.
Inevitabile l'assaggio curioso, per cercare di capire meglio, approfondire la conoscenza, sperando di rimanere stupiti: puntualmente accade.
Entra in bocca suntuoso per poi sciogliersi in tanti rivoli autonomi, ognuno dei quali regala piacevoli sensazioni; colpisce l'ottima rispondenza naso-bocca: tutto quello che s'è presentato all'olfatto è confermato, se non ampliato, con il delicato sottofondo della presenza discreta del legno e dei tannini nobili che lasciano la bocca vellutata e setosa.
Il corpo è equilibrato, così come l'alcolicità, che è di 14,5 gradi alcolici; conserva una misurata acidità, che rende beverino questo vino dal raro equilibrio. Voto: 87/100

Riporto, per completare l'informazione, la scheda ufficiale del vino, ripresa dal sito dell'Azienda.

Vitigni: Primitivo
Densità d'impianto: 5000 alberelli per ettaro
Zona di produzione: vigneti selezionati nel territorio del comune di San Marzano, località Neviera e Casa Rossa. I suoli sono costituiti dalle terre rosse residuali, a tessitura fine e generalmente con substrato calcareo e radi affioramenti rocciosi. La famosa tinta rossa di questi suoli deriva da un'intensa presenza di ossidi di ferro. I valori termici caratterizzano un ambiente piuttosto caldo, con piovosità annua molto bassa e escursioni termiche molto elevate, condizione questa che ha una benefica influenza sulla qualità delle uve. E'questa la zona classica di produzione della d.o.c. Primitivo di Manduria
Epoca di vendemmia: seconda metà di agosto, inizio di settembre
Vinificazione: raccolta: a mano, in piccoli tini. Macerazione : 18 giorni sull' 80 % della massa, 25 giorni sul 20 % (con lieviti indigeni selezionati in vigna su materiale scelto di diverso tipo). Fermentazione a temperatura controllata a 24-26° C
Affinamento: 6 mesi in barriques di rovere francese

martedì 4 maggio 2010

RICE ART

 
L'Italia dà un calcio agli OGM del riso. Risaia nel Parco del Ticino (foto Greenpace)
Anche se si tratta di un argomento estraneo allo spirito di questo blog, mi piace riportare alcune immagini di "Rice Art".
Sono interventi realizzati in risaie al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica ed i goversi circa l'uso degli OGM.
Per ulteriori informazioni, tra i tanti, esiste un sito che dedica spazio all'argomento.

Le seguenti foto sono relative alla Tailandia (fonte Ansa)

lunedì 3 maggio 2010

CONCORSO MONDIALE DI BRUXELLES 2010

Si è concluso il 25 aprile il Concorso Mondiale di Bruxelles 2010, tenutosi quest'anno a Palermo.

La presenza di etichette è stata invero massiccia ed ha messo a dura prova i 275 giudici, che hanno dovuto assaggiare e giudicare 6.624 vini e 340 alcolici in rappresentanza di 40 nazioni.
La lettura dei risultati induce a riflettere:
I risultati finali parlano della grossa affermazione della Francia (2.277 etichette, premiate 606), seguita dalla Spagna (1.394 etichette, premiate 378)e dall'Italia (949 etichette, premiate 228).

Sono state assegnate 71 Gran Medaglie d'Oro, 747 Medaglie d'Oro e 1.224 Medaglie d'Argento.
Analizzando i risultati, salta agli occhi che la percentuale dei premiati è intorno al 25% dei prodotti presentati, che rappresenta un'attendibile "fotografia" della realtà.

Quello che stupisce, per rimanere in ambito italiano, è il risultato raggiunto dalla nostra enologia, suddiviso per regione. In assenza, per ora, dell'elenco dei vini e distillati presentati, che deduzioni si possono fare quando la Sicilia ha ottenuto 77 medaglie, stracciando tutte le altre regioni?
Impressionante salto qualitativo, iper partecipazione, stanchezza dei degustatori, omaggio all'ospite, altro?

Non desidero essere polemico e tantomeno fare della facile "dietrologia", ma lascio che i numeri parlino: ognuno sarà libero di trarre le conclusioni che vorrà.

MEDAGLIERE GENERALE

Argento Oro Gran Medaglia Oro Totale
FRANCIA 401 191 14 606
SPAGNA 225 136 17 378
ITALIA 134 89 5 228
PORTOGALLO 107 65 5 177
CILE 80 68 10 158
SUDAFRICA 45 33 2 80
SVIZZERA 35 33 1 69
GRECIA 40 24 2 66
AUSTRALIA 19 20 3 42
ARGENTINA 11 20 1 32
LUSSEMBURGO 24 6 1 31
REP. CECA 13 8 0 21
CANADA 7 7 0 14
MESSICO 8 5 1 14
MARTINICA 7 3 1 11
TURCHIA 6 4 1 11
BELGIO 6 3 0 9
BULGARIA 3 4 1 8
CINA 4 3 0 7
PERU' 3 3 1 7
ROMANIA 2 5 0 7
SLOVENIA 2 5 0 7
USA 5 1 0 6
SLOVACCHIA 4 2 0 6
TUNISIA 3 3 0 6
GERMANIA 4 1 0 5
AUSTRIA 4 0 0 4
UNGHERIA 4 0 0 4
LIBANO 3 1 0 4
REGNO UNITO 2 2 0 4
BRASILE 2 1 0 3
URUGUAY 1 0 2 3
TAIWAN 2 0 0 2
BARBADOS 0 1 0 1
BOLIVIA 0 0 1 1
CROAZIA 1 0 0 1
SCOZIA 1 0 0 1
RUSSIA 1 0 0 1
GEORGIA 1 0 0 1
GUADALUPA 1 0 0 1
MAROCCO 1 0 0 1
MAURITIUS 1 0 0 1
POLONIA 0 1 0 1
SERBIA 1 0 0 1
VENEZUELA 0 1 0 1
TOTALI 1224 747 71 2042

MEDAGLIERE ITALIA

Argento Oro Gran Medaglia Oro Totale
SICILIA 51 25 1 77
VENETO 24 17 0 41
TOSCANA 18 10 0 28
ABRUZZO 12 11 0 23
PUGLIA 9 9 1 19
SARDEGNA 5 2 0 7
MARCHE 2 3 0 5
TRENTINO-A.A. 1 3 1 5
CALABRIA 2 1 1 4
FRIULI-VEN.GIU. 3 1 0 4
BASILICATA 0 2 0 2
LAZIO 1 1 0 2
PIEMONTE 2 0 0 2
CAMPANIA 1 0 0 1
EMILIA-ROMAGNA 1 0 0 1
LIGURIA 1 0 0 1
LOMBARDIA 0 1 0 1
UMBRIA 0 1 0 1
VALLE D'AOSTA 0 1 1 1
altro 1 1 1 3
TOTALI 134 89 5 228

martedì 27 aprile 2010

BERE BIO - ROADSHOW 2010

L'onda del bio, inteso come biologico e biodinamico, si sta ingrossando e sembra dilagare.
Si moltiplicano le manifestazioni, i convegni, le comunicazioni "tecniche" al pubblico dei consumatori, sempre più spinto a considerare l'alternativa bio come unica alternativa per una vita sana.
E la confusione cresce di pari passo.

Per quanto riguarda il vino, siamo del parere che la reale discriminante sia la qualità di ciò che si trova in bottiglia, a prescindere dal metodo adottato.

Troppe volte abbiamo assaggiato prodotti sgradevoli, difettosi, sgraziati, spesso maleodoranti; ma, ti dicono, "è un vino bio!", come se questa definizione fosse sufficiente a far accettare qualsiasi esperimento di cantina.
Un caro amico ha coniato una frase fulminante: "certi vini, più che biologici, sono da fossa biologica!"

Produrre secondo i principi del biologico o del biodinamico significa ben altro, soprattutto cultura, onestà e sacrificio, uniti a grandi quantità di umiltà e pazienza.
Ed i risultati si possono vedere nel medio periodo, perché la terra ha i propri tempi e non fa sconti a nessuno.

Queste considerazioni scaturiscono dalla partecipazione ad un evento tenutosi ieri, 26 aprile, a Milano: Bere Bio - Roadshow 2010, che sarà proposto anche a Roma ed a New York.
Tanti piccoli produttori hanno offerto vini mediamente buoni, alcuni eccellenti; denominatore comune è senz'altro la buona volontà ed il desiderio di confrontarsi tra di loro e sottoporsi con umiltà al giudizio del pubblico.
Ciò che ha colpito di più è la percezione diffusa del frutto di partenza, spesso salvaguardato, se non esaltato.
Riportiamo alcuni assaggi, che per qualche motivo ci hanno colpito:

- Casale, Certaldo (FI)

Spumante Millesimato 2008
Si tratta di un vino sottoposto a rifermentazione secondo il metodo Martinotti lungo, da uve Trebbiano in purezza; magro, abbastanza neutro, in bilico tra l'abboccato e l'amarognolo, con piacevole chiusura beverina; un vino senza particolari pretese, da aperitivo o da merenda.

- Cascina San Lazzaro, Castiglione Tinella (CN)
Il viticultore Claudio Icardi da anni applica i principi della biodinamica - è stato allievo di Nicolas Joly e vaporizza tisane nelle vigne - con risultati sorprendenti, coniuga questa filosofia alle antiche tradizioni del luogo, che vedono, tra l'altro, due uvaggi per così dire storici: Cortese con Moscato Bianco e Nebbiolo con Barbera e Dolcetto.
Dadelio Bianco 2009
Il Cortese (70%) ed il Moscato Bianco (30%) costruiscono un vino molto interessante, fermentato in botti di acacia; è percepibile l'apporto aromatico delle singole uve e la leggera rotondità conferita dal legno; schietto, entra in bocca in sordina, poi sviluppa tutte le potenzialità dei due componenti; sapido, minerale, in equilibrio tra il dolce e l'amaro, soave e con ottima persistenza, delicatamente fruttato.

Dadelio Rosso 2008
Un tipico uvaggio della tradizione contadina delle Langhe: Nebbiolo (60%) con Barbera (30%) e Dolcetto per il restante 10%; dopo la fermentazione, il vino riposa per circa due settimane sotto il cappello delle vinacce, per poi passare in botti d'acacia per stabilizzarsi ed affinarsi; il colore profondo - grazie Barbera! - s'accompagna alla frutta matura ed alle spezie, eleganti e ben identificabili; ricco di sapori, si sviluppa prepotente, è equilibrato e complesso, in grado di resistere a lungo; finale amaricante, con buona acidità e persistenza.

- Francesca Massetti, Cherasco (CN)
Francesca è alla sua prima vendemmia ed ha prodotto un vino sorprendente:
Barbera 2009
Fruttato, fresco, sorbevole, schietto ed immediato, con una complessità equilibrata ma discreta, molto caratteristico, da annoverare tra i grandi barbera; non rimane che augurare a Francesca un futuro simile, sapendo che le costerà fatica, lacrime e sangue, ma tante soddisfazioni. La seguiremo.
Claudio Icardi aveva portato una bottiglia di questo Barbera e gliene siamo grati.

- Consorzio Vignaioli Biodinamici
Quattro produttori si sono uniti per "promuovere i vini delle singole aziende, favorire il confronto e lo scambio di idee ed esperienze in vitivinicoltura attraverso l'applicazione del Metodo Biodinamico Moderno".
Le aziende associate sono:
Casa Wallace, Cremolino (AL)
Masiero, Selva di Trissino (VI)
Verdugo 2007
Merlot in purezza, ancora giovane e perciò dai tannini aggressivi, minerale, abbastanza morbido, di lunga e gradevole persistenza.
Vigneto San Vito, Monteveglio (BO)
Pignoletto Brut, metodo Charmat
Messo in autoclave con residui di anidride carbonica della fermentazione alcolica, sviluppa bollicine abbastanza fini, acompagnate da un gusto soave e delicato, con sentori spiccati di lieviti e di fiori; corpo abbastanza esile, citrino ed etereo.
Tenuta Selva Dolce, Bordighera (IM)
Vermentino 2009 e Pigato 2009
Due uve tipiche del Ponente Ligure vinificate nel pieno rispetto dei due vitigni, che ne escono valorizzati ed amplificati.

- Donato Giangirolami, Borgo Montello (LT)
Cardito 2009
Una Malvasia Puntinata in purezza molto delicata, forse fin troppo; colpiscono la leggera tannicità ed i profumi sottili; un vino semplice ed onesto.
Colle Alto 2009
Qui il Grechetto sviluppa le proprie caratteristiche di soavità con il gradevole fondo amarognolo; ancora troppo giovane, necessita di un po' di tempo per amalgamarsi e sviluppare ulteriormente i profumi e le note vegetali e di mineralità.

- La Busattina, San Martino sul Fiora (GR)
Ritengo istruttivo leggere queste note di Emilio Falcione, il titolare dell'Azienda, per comprendere cosa s'intende per biodinamica e conoscere lo spirito che la anima.
Terreeteree 2006
Sangiovese (85%) e Ciliegiolo (15%); frutta, corpo, tannini, morbidezza, eleganza e complessità sono le prime sensazioni che procura questo rosso della Maremma.
Ciliegiolo 2007
Il recupero di un vitigno tanto sottovalutato quanto prodigo di ottimi risultati; genuino, immediato, vellutato con ottime note di acidità, tannico al punto giusto, equilibrato e con un futuro; comprendi perché si chiami così.

- Sassotondo, Sovana (GR)
Ciliegiolo 2006
Frutto di uno dei più begli angoli della Maremma toscana, un ciliegiolo fine e accattivante, anche se un poco magro e non del tutto espresso; necessita, forse, d'ulteriore affinamento in bottiglia.

- Stefania Pepe, Torano Nuovo (TE)
Vale la pena di visitare il suo sito  per entrare nel mondo sospeso tra cielo e terra, come dice Nicolas Joly, di Stefania, che ha raccolto il testimone dal padre Emidio e si dedica alla produzione di uno dei migliori Montepulciano.
DNA 2008 e Contro la guerra 2004
Due vini che si dimenticano difficilmente, talmente tante sono le emozioni che riescono a trasmettere: suntuosità, eleganza, finezza, frutta, pulizia, corpo, tannicità equilibrata, freschezza insospettabile, completezza e complessità; sono l'espressione rara dell'interpretazione del terroir, che, come si sa, comprende soprattutto la storia degli uomini che lo hanno vissuto.

- Tenuta San Pietro, Tassarolo (AL)
Gavi Docg Il Mandorlo 2009
Dopo tanti Gavi inconcludenti ed omologati, un'autentica interpretazione di questo vitigno, forse scontroso, ma in grado di dare grandi emozioni. Da vigne di oltre cinquant'anni, un vino di livello superiore, complesso, agrumato, ricco di profumi fruttati e floreali, con sentori di sottobosco, fresco.

Gavi Docg Gorrina 2007
Questa vigna ha più di un secolo, è franca di piede e da cento anni produce grappoli eccellenti, che ci regalano un vino finissimo ed allo stesso tempo potente, di rara eleganza ed equilibrio, squisitamente tipico.

Gavi Docg San Pietro 2009
Fresco, sano e pulito, apparentemente magro, sviluppa forza, mantenendo doti si soavità e carattere.

martedì 20 aprile 2010

DISERBANTE


Ho trovato alcune immagini di filari lungo i quali è stato sparso il diserbante.
Sul blog di Andrea Pagliantini è riportata una breve ma pertinente nota, che mi piace riportare:"Mai visto nessun deplian o sito aziendale che mostri vigne bruciate in terra dopo uno o più passaggi con diserbanti chimici, eppure li si danno, ma non lo si dice ai consumatori ai quali non mancano sovesci di discorsi sul bicchiere adatto o con che cosa debbano abbinare il nettare di Bacco affinato nei più preziosi legni rari. Ma non se ne potrebbe fare a meno di questa roba sparsa al piede delle viti?"

Andrea ha messo il classico dito sulla piaga, ben sapendo che la sua domanda cadrà nel vuoto assoluto.

Da sempre vige la regola "occhio che non vede cuore che non duole", perché si è troppo attratti da ciò che appare piuttosto che da ciò che è o come lo si è ottenuto.
Poi, ci si preoccupa di molti altri modi con i quali si violenta, se non distrugge, la natura, perché fanno notizia, sono più "mediatici"; e si perdono di vista alcuni comportamenti che potrebbero essere modificati a favore di tutti con impegni più modesti, talvolta quotidiani.

Certo, impiegare diserbanti semplifica il lavoro in vigna, perché è più facile spruzzare che falciare e zappare; ma il terreno muore, avvelenato da prodotti a lui estranei, la vita animale e vegetale che è in simbiosi con la vite non esiste più e non la aiuta nel suo vivere; è necessario allora integrare la mancanza di nutrimento spontaneo con altri prodotti di sintesi e combattere parassiti con altrettanti veleni a largo spettro, che colpiscono tutti e tutto: è un circolo vizioso che porta alla sterilizzazione del terreno.
Non a caso si fanno esperimenti di colture che prescindono dalla presenza della terra: così sporca, piena di parassiti ed incontrollabile, oltre che tragicamente in basso!

Se l'impiego di sostanze di sintesi ha contribuito, in buona misura, a soddisfare la fame dell'umanità - vedasi il vasto mondo delle graminacee selezionate e/o modificate - ci si domanda perché questo andazzo sia applicato anche alla viticoltura, che regala un prodotto, il vino, che in fondo non è essenziale alla sopravvivenza, ma che la rende sicuramente più accettabile.

Un'altra battaglia contro i mulini a vento? E' probabile, ma noi Don Chisciotte siamo fatti così!