venerdì 28 settembre 2012

ITINERARIO LIGURE

Si tratta, purtroppo, d'un viaggio virtuale, solo sensoriale, guidato con passione da Andrea Briano, Delegato Onav per la provincia di Savona.
Dopo un'approfondita descrizione delle caratteristiche geologiche e climatiche delle diverse zone, sono state aperte ben 14 bottiglie: Andrea ne aveva portate 21!
Non era da molto che avevo incontrato questi vini, ma quello che è stato molto interessante, ed istruttivo, è aver potuto verificare lo stato dell'arte della produzione enoica ligure.
Di seguito riporto alcune note di degustazione.

Vigna Sorì 2011Poggio dei Gorleri, Vermentino Doc Riviera Ligure di Ponente 
Lavorato interamente in acciaio, si presenta fine, elegante, non molto ricco, fruttato ed appena speziato, con spiccate note minerali. Ricorda fiori di campo, erba appena tagliata e subito la memoria ti presenta il riesling, al quale è scorretto paragonarlo, ma, si sa, la mente ogni tanto gioca con noi.
Gradevole è la corrispondenza naso-bocca, così come la piena sensazione di grassezza e, di nuovo, la mineralità assai evidente. M'è piaciuto molto l'alcol, rotondo e morbido, da raffinato distillato.
Voto: 84/100

Colla Micheri 2010, Cascina Praié, Vermentino Doc Riviera Ligure di Ponente
Le viti di circa 35 anni insistono su terreni misti, limosi e calcarei, coltivate nei comuni di Andora e Testico. Le uve subiscono macerazione pellicolare in pressa per 12 ore ed i mosti fermentano e sono mantenuti, con batonnage, in acciaio. Successivamente, il vino è travasato in botti con l'aggiunta di lievito di birra: Massimo Viglietti sostiene che i lieviti formino una sorta di pellicola sulle pareti delle botti ed evitino l'eccesso di sentori di legno nel vino finito, pur aggiungendo complessità ed eleganza. Prima dell'imbottigliamento, il vino è microfiltrato e accetta l'aggiunta d'una piccola quantità di vino mosto proveniente dalla stessa partita, come liqueur per dare 2 gr/lt di zuccheri.
All'assaggio, il vino risulta morbido, rotondo, complesso, con vaghi sentori di legno. Entra in bocca e sembra che la voglia abbandonare in fretta, ma poi s'apre e la pervade tutta, regalando ottime sensazioni tipiche del vitigno, compresa quella punta di minerale che distingue il Vermentino.
Voto: 82/100

Acini rari 2008, Rocche del Gatto, Vermentino Doc Riviera Ligure di Ponente 
Colore giallo oro affascinante fanno da cornice a profumi eleganti e compositi, che ricordano la frutta tropicale, la crema caramellata, un non so che di fumé, accompagnati dalla presenza discreta ma determinante delle note minerali. L'assaggi e la bocca è letteralmente invasa, occupata con un'irruenza che sorprende; è fresco, correttamente acidulo, beverino, perennemente in bilico tra il secco ed il morbido. Si tratta d'un vino che lentamente sìè evoluto e che continuerà a farlo per altri anni.
Una volta di più Fausto De Andreis ha saputo far convivere la perfetta pulizia alla pura tipicità.
Voto: 88/100

Il Canneto 2011, Cascina Praié, Pigato Doc Riviera Ligure di Ponente 
Provengono da Testico le uve che subiscono, per il 50%, macerazione fermentativa per circa 3 giorni, come se fossero rosse; terminata la macerazione la massa, dopo pressatura, è trasferita in tonneaux austriaci di legno di acacia non tostati; al termine della fermentazione, batonnage settimanale per circa 4 mesi e successivo trasferimento in acciaio; tutte le fasi di questa vinificazione sono condotte senza l’uso della solforosa. Si esegue l'unione delle 2 vinificazioni.
Non deve trarre in inganno il colore chiarissimo, che contrasta con la dichiarata macerazione sulle bucce; è un Pigato aromatico con sentori netti di salvia, rosmarino, erbe oficinali, tiglio e fiori carnosi; gli aromi evocano sensazioni gustative dolci, che puntualmente si presentano in modo discreto. Grasso e pastoso, è apprezzabile la nota amarognola che unita alla giusta acidità conferisce eleganza; lo bevi e la bocca rimane asciutta e netta, e ti viene desiderio di riempirla di nuovo.
Voto: 89/100


Pigato 2011 Doc, Tenuta Maffone, Riviera Ligure di Ponente
Da vigne poste a 700 metri arrampicate sui ripidi pendii terrazzati, questo vino ha sorpreso ed affascinato, soprattutto per la sua mineralità, che lo rende austero e crudele nell'affermarsi, non permettendo di divagare. Ha profumi dolci e delicati di mela e di erbe aromatiche, che sfumano in quelli dell'uva. La bell'acidità lascia momentaneamente il posto all'alcol rotondo, per poi riappropriarsi della bocca e lasciarla ampiamente soddisfatta.
Voto: 87/100

Torre Pernice 2008, Sartori, Pigato Doc, Riviera Ligure di Ponente
Il colore oro ha messo in allarme, così carico e denso: ed infatti, il naso riconosce note ossidative con una certa presenza di volatile. Purtroppo, è un vino sul viale del tramonto, se non già tramontato.
Voto: NC

Vermentino 2011 Doc, Lunae, Colli di Luni
Là dove la Lunigiana incontra il mare si trovano i Colli di Luni, emozionante spettacolo di stretti terrazzamenti che moltiplicano la superficie delle colline, a prezzo di secolari sacrifici e sudori. Questo Vermentino è pressoché perfetto, riesce a riunire tutte le migliori, e tipiche, caratteristiche dell'uva, sapientemente preservate e valorizzate dall'Azienda Lunae. Tripudio di fiori e di frutta intimamente legati alle note minerali; lo assaggi e ti sorprende per la sequenza delle sensazioni, così ricche e composite; a titolo d'esempio ricordo la noce, la mandorla, un che di crema pasticcera ed un finale amaricante; affascinante la qualità dell'alcol, degno di un grande distillato.
Voto: 90/100

Ormeasco di Pornasco Doc 2009, Durin, Riviera Ligure di Ponente
Sembra che l'uva Ormeasco sia stata importata intorno al Mille in Liguria dagli Arabi in un borgo chiamato Ormea e sembra che sia imparentato con il Dolcetto, col quale condivide parte del codice genetico. La bottiglia che è stata degustata non ha particolarmente entusiasmato, nonostante i profumi vinosi e fruttati, per altro conditi da note di medicinale non gradevoli. In bocca s'è subito smontato nelle sue componenti, lasciando mediocri ricordi.
Voto: 78/100

Cervorosso 2010, Cascina Praié, Colline Savonesi Igt
Frutto dell'unione di Sangiovese, 80%, e Syrah, 20%, è un vino delicatamente speziato che ricorda il pepe ed il chiodo di garofano, contornati da fiori rossi e frutta ben matura. Fondamentalmente corretto con bella chiusura amarognola, è gradevole ed onesto, fatto per piacere senza impegnare più di tanto il bevitore.
Voto: 83/100

Sciurbì 2009, Cascina Praié, Colline Savonesi Igt
Granaccia in purezza, sfrutta in buona misura i caratteri del vitigno. Si presenta austero, appena scostante al naso per certe note aggressive e confuse. In bocca è abbastanza morbido con gradevoli note vegetali: lo si potrebbe definire ruffiano o, se la definizione appare troppo forte, piacione.
Voto: 84/100

Rossese di Dolceacqua Doc 2011, Poggi dell'Elmo
Appena accosti il naso al bicchiere sei colpito dal profumo inconfondibile del melograno, seguito da spezie che ti rimandano ai tropici; poi, cogli i fiori di campo e l'erba bagnata dal temporale. Lo assaggi e lo trovi onesto, immediato, assai gradevole nella sua disarmante semplicità, che ti coinvolge.
Voto: 82/100










lunedì 23 luglio 2012

INCONTRO DEL TERZO TIPO CON IL BRAMATERRA


So per certo che mi saranno perdonati il ritardo col quale ne parlo ed il titolo holliwoodiano, ma ......
Tempo fa ho partecipato ad una serata dedicata solo al Bramaterra; ero convinto di aver perduto gli appunti, ma, ritrovatili, non posso passare sotto silenzio emozioni e sorprese così interessanti.
Per ogni vino indico anche la zona di produzione, poiché permette d'apprezzare, ancora una volta, le differenze generate dai suoli differenti.
Casa del Bosco di Mattia Antoniotti, Bramaterra 2008 - Sostegno
Nebbiolo 70%. La macerazione, 18 giorni, e la successiva fermentazione avvengono in vasche scavate nella roccia viva, poi il vino riposa per circa tre anni in botti di media grandezza. Gioiosamente giovane, minerale, con tannini molto promettenti accompagnati da una buona acidità, tipica del vitigno. Voto 86/100
Baldin, Bramaterra 2008 - Lozzolo
Vino scorrevole, quasi acquoso, dai profumi limitati e tannini non invadenti, tende ad abbamdonarti presto. Voto 80/100
Colombera, Bramaterra 2007 - Masserano
Nebbiolo 70%, da agricoltura biodinamica: 15 giorni di macerazione in vasche d'acciaio e successivi 20 mesi in legno.Profumi di frutta matura e fresca lasciano il posto a spezie delicate, è un vino minerale dai tannini morbidi, con una leggera nota dolce nel finale ed un principio d'evoluzione; ottimo futuro. Voto 88/100
Tenute Sella, Bramaterra 2007 - Villa del Bosco
Un poco chiuso, poi s'apre con discrezione, proponendo ricchezza di sentori ed accentuata morbidezza; anch'esso presenta buona mineralità, speziatura contenuta e frutta matura, quasi in confettura; la tannicità è gradevole e misurata. Voto 88/100
Mussa, Bramaterra 2007 - Lozzolo
Decisamente ferroso, molto interessante, vinoso, complesso, fruttato, assai unico nelle sue differenti componenti, a tratti sorprendente. Voto 89/100
Vampari, Bramaterra 2007 - Masserano
Stupiscono, ed affascinano, i profumi di fiori appassiti, la varietà delle spezie, l'eleganza, la completezza generale; un tipico rappresentante di questa tipologia. Voto 87/100
La Ronda di Barboni, Bramaterra 2006 - Roasio
Il vino presenta un buon inizio di terziarizzazione, è morbido e sapido con sentori di cuoio e di cioccolato fondente, giustamente fruttato e con palesi note di gioventù. Voto 85/100
Diana, Bramaterra 2004 - Brusnengo
Tendenzialmente semplice, beverino, meno minerale degli altri vini, con buoni tannini, poco profumato e fruttato, abbastanza speziato, forse un poco molle. Voto 81/100
Sartor, Bramaterra 2002 - Brusanengo
Vino decisamente evoluto con più che buona terziarizzazione accompagnato da note fresche; spezie ed alcol elegante e morbido. Voto 84/100
La Palazzina di Leonardo Montà, Bramaterra 2001 - Roasio
Vino dall'equilibrio perfetto, propone tutte le migliori caratteristiche dell'uva Nebbiolo; senti il cacao, le spezie, i canditi, le spezie, la frutta secca e quella matura, il cuoio, la liquirizia, eccetera; morbido e suadente, a tratti austero, evoluto con amore, accattivante, è beverino pur saziando. Voto 91/100
Tenuta Monolo, Bramaterra 1985 - Roasio
Ottimo vino, si potrebbe dire perfetto! Stupiscono le note evolutive che lasciano ancora spazio alla fresca gioventù; All'inizio sembra semplice e ti fa pensare che abbia fatto il suo tempo, poi, come per incanto, s'apre e si manifesta in tutta la sua misurata eleganza ed opulenza; noti allora ricordi di pasticceria da forno, di ciliege sotto spirito, cacao, caffé, legni nobili; poi, di colpo, fuorisce inaspettato e violento il tamarindo! L'alcol di gran qualità avvolge ed ammorbidisce un vino che ti rimane nella memoria. Voto 94/100

In conclusione, una bellissima rassegna di ottimi vini, purtroppo non molto conosciuti fuori dall'ambito locale, che testimoniano e confermano le grandi potenzialità di uno dei vitigni più nobili, il Nebbiolo.

sabato 21 luglio 2012

BOLLICINE DAL MONDO

Riunire in una sola serata nove esempi di vini rifermentati in bottiglia non è facile, ma è entusiasmante ed istruttivo.

Le sorprese si sono sprecate, dimostrando ancora una volta come il mondo del vino sia in fermento, mi si perdoni il gioco di parole, e come non ci si possa adagiare su posizioni, e convinzioni, più o meno consolidate.
S'è iniziato con il Crémant de Bourgogne Blanc de Blanc di Domaine Vitteaut-Alberti.
Un vino sottile e delicato, gradevolmente frizzante, che riesce a coniugare la dolcezza dello Chardonnay, qui all'80%,  con l'acidità e la leggera aromaticità dell'Aligoté, che con il suo 20% contribuisce all'eleganza; le uve provengono da due delle zone più vocate della Borgogna, la Côte Chalonnaise e la Côte de Beaune; dopo l'assemblaggio, passano circa sedici mesi prima di essere sboccato e ricolmato; sono davvero interessanti le note citrine, che aumentano la sensazione di asciutto e di soddisfazione all'assaggio.

A seguire il Crémant d'Alsace Trilogy Zero Dosage 2007 di Domaine Fernand Engel.
Da agricoltura biologica certificata, propone Chardonnay 80%, Pinot Noit 10% e Pinot Gris 10%, uve provenienti da terreni principalmente argillosi con presenze di calcare; tre anni di tempo sono necessari per sviluppare una certa ricchezza e pastosità cremosa, che rimandano ai classici vini alsaziani; qui il dosaggio zero esalta le doti di mineralità e di acidità, che permangono abbastanza a lungo, lasciando le mucose asciutte; interessante la sapidità, che invoglia a bere un vino che rimanda alle uve d'origine.


Restando in Europa centrale, è stato assaggiato un vino austriaco, Brut Bründlmayer 2007, risultato dell'assemblaggio di Pinot Nero, Zweigelt e St. Laurent.
A circa 70 km a nord-ovest di Vienna, nella Bassa Valle del Kamp, i vigneti terrazzati sono protetti dalle foreste circostanti e sfruttano il calore trasmesso dal terreno roccioso. 
Il vino è decisamente sapido e profumato, abbastanza tagliente all'inizio, per poi stemperarsi in un insieme di sensazioni morbide con finale appena abboccato; fresco ed agrumato, di medio corpo, con buona evoluzione, degno rappresentante della via austriaca al metodo classico.


Con una certa difficoltà sono stati fatti arrivare due vini dalla Georgia: Schuchmann Chardonnay Blanc de Blancs 2009
Ottenuto da uve Chardonnay, si fregia della denominazione Napareuli, che individua un'area sul lato sinistro del fiume Alazani; dopo 12 mesi di affinamento in bottiglia sui lieviti, s'ottiene un metodo classico molto gradevole,abbastanza elegante con un corpicino niente male; gli agrumi sfumano nella frutta matura, le caratteristiche dello Chardonnay sono messe in giusto risalto, è decisamente beverino; unica nota "stonata" è la quantità di zucchero, che, seppur in linea con i gusti dei consumatori dell'Est, limita la finezza.

Lievemente differente il Bagrationi 1882 Finest Brut 2007, anch'esso Chardonnay in purezza; è più elegante e profumato, le note fruttate sono apprezzabili e gradevolmente discrete, avvolte da sentori di pompelmo e da una lievissima ossidazione, che contribuisce a dare carattere ad un vino fatto bene, certamente rappresentativo dell'enologia di qualità della Georgia. Il nome dell'Azienda rimanda al principe georgiano Ivane Bagrationi-Mukhraneli, che iniziò a produrre vino spumante nel 1882; Bagrationi è una storica dinastia che governò il regno della Georgia fino all'annessione russa nel 19 ° secolo.
Piccola curiosità: si crede che la parola moderna "vino" derivi dal georgiano "gvhino".


La storia vitivinicola del Sud Africa è abbastanza recente, soprattutto se ci si riferisce alla qualità, perciò non può che sorprendere l'assaggio del Pongrácz Méthodo Cap Classique Brut.
Prodotto nella valle di Devon, vicino alla storica Stellenbosch, da uve Pinot Noir 60% e Chardonnay 40%, da uno dei migliori produttori sudafricani, The House of JC Le Roux.
Il nome è un grazioso omaggio a Desiderius Pongrácz, un conte Ungherese rifugiatosi in Sudafrica negli anni cinquanta del secolo scorso, brillante enologo che ebbe un ruolo importante nella viticoltura moderna del Paese.
I vigneti sono situati tra i 150 ed i 300 metri d'altitudine, hanno età media di 16 anni, subiscono notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte, crescono su terreni misti a prevalenza argillo-ferrosa.
Dopo l'assemblaggio, le bottiglie attendono almeno due anni sui lieviti ed alcuni mesi in cantina dopo la sboccatura.
In dialetto sudafricano, questo vino è chiamato "vonkelwijn", vale a dire "vino che scintilla": definizione oltremodo azzeccata, perché è proprio così che si presenta ai sensi. Accosti al naso e sei subito colpito dalla balsamicità, seguito dalle frutta mature e profumate; una leggera nota di fragole di bosco s'affaccia timida, sopravanzata poi dall'irruenza della crema pasticcera e dal pompelmo rosa.
La rispondenza naso-bocca è assoluta, con l'aggiunta di una freschezza ragguardevole e di un'eleganza che raramente si trova nel panorama sudafricano. Il corpo è quasi possente e l'alcol è di squisita fattura, morbido e avvolgente.


La sorpresa maggiore è venuta dal Neozelandese Saint Clair Vicar's Choice Sauvignon Blanc Bubbles di Sain Clair Family Estate.
Situata nella zona di Marlborough, alla punta settentrionale dell'isola meridionale della Nuova Zelanda, l'Azienda è stata fondata nel 1978 e si è subito fatta apprezzare per la pulizia e la qualità dei suoi vini. 
Il clima risente della presenza dell'Oceano Pacifico, sia per i venti impetuosi, a stento ostacolati dalle montagne incombenti, sia per le temperature, che s'abbassano drasticamente di notte, mitigando il sole cocente del giorno: condizioni ideali per sviluppare sufficienti zuccheri ed acidità, oltre ad aromi unici.
Questo vino non fa eccezione, perché regala una ricchezza encomiabile unita alla gamma degli aromi tipici del vitigno; stupisce cogliere prepotente il frutto della passione, così acidulo e dolciastro al tempo stesso, che s'accompagna al pompelmo ed al melone maturo. Che dire della vena balsamica quasi mentolata, dell'impercettibile sentore di lieviti? Elegantissimo, teso, affilato come una katama giapponese, entra in bocca e non l'abbandona per lungo tempo, facendo rimpiangere il momento in cui la bottiglia, ahimé, si svuota.
Ritengo si possa affermare che sia un vino perfetto.


Il mondo anglosassone ha riservato un'altra emozione inattesa.
Gusborne Estate Blanc de Blancs 2007, prodotto in 5.000 bottiglie nella parte sud-orientale della Gran Bretagna, nell'antica scarpata di Kentish.
I cambiamenti climatici hanno riportato il sud dell'isola alle condizioni che conobbe Giulio Cesare e gl'investitori non si sono fatti scappare l'occasione di sfruttare questa nuova possibilità.
Nei venti ettari di vigneto, che presto arriveranno a trenta, si coltivano le uve tipiche della Champagne, su terreni argillosi misti a sabbia, a solo sei miglia dalla Manica, con risultati che ora lasciano quasi senza parole, come in questo caso.
Elegante quasi in modo imbarazzante, teso, fine, equilibrato, citrino e profumato, lo Chardonnay esprime tutta la propria eleganza discreta, quando è correttamente interpretato per essere spumantizzato. Il corpo è presente in un contesto di freschezza e frutta matura, alle quali alcune sensazioni di lieviti e di legno donano un che di sofisticato.

In chiusura della serata, è stato proposto il Cava Recaredo Brut Nature 2006.
In Spagna si producono milioni di Cava, spesso di media, se non bassa, qualità, ma, come sempre accade in questi casi, c'è chi eccelle.
Qui si è in presenza  del classico uvaggio, Xarel-lo 46% Macabeu 36% Parellada 18%; composto, fruttato con sfumature di confettura, abbastanza secco, decisamente balsamico, composto nell'effervescenza, equilibrato; nonostante sia un nature, presenta leggere note dolci, che non guastano ed arrotondano l'acidità dell'uva preponderante.


SEMPRE BOLLICINE ......

Quale miglior bottiglia per festeggiare, si fa per dire, la fine di un lungo periodo di assopimento di Aepicurus se non un Nec Plus Ultra 1996 di Bruno Paillard ?
Negli anni si sono logorati gli aggettivi che si usano per descrivere un vino, ma in attesa che la lingua italiana generi nuovi vocaboli mi vedo costretto a riproporre antiche parole.

Bisogna riconoscere che il nome "Nec Plus Ultra" può dare un po' fastidio, poiché adombra una certa supponenza, che purtroppo è una malattia diffusa che colpisce chi fa vino.
Ma in questo caso si deve ammettere che la citazione latina calza a pennello.

Raramente ho assaggiato uno Champagne così complesso ed esaustivo, talmente perfetto da lasciare senza parole, sia per i motivi sopra riportati sia perché le sensazioni s'accavallano con tale velocità ed irruenza che risulta arduo fissarle ad una ad una.

Solo i Grand Cru di Bouzy, Verzenay, Oger e Le Mesnil sur Oger concorrono alla costruzione di questo NPU 1996, prodotto, come è ovvio, solo in certe annate: la prima volta toccò a quella del 1990, poi a quelle  del 1995 e 1996.
La fermentazione dei mosti avviene in barriques per nove mesi, durante i quali il vino s'arricchisce di profumi leggeri di legno e raggiunge complessità esaltanti ma discrete; nel luglio 1997 è stato compiuto l'assemblaggio, scegliendo le migliori ventidue botti, unendo Chardonnay e Pinot Noir in parti uguali, riempiendo solo 6523 bottiglie, che hanno riposato sui lieviti per dodici anni.
Dopo la sboccatura, con un'idea di liqueur, avvenuta nel gennaio 2009, le bottiglie sono state fatte di nuovo riposare per altri due anni in cantina prima di essere messe in vendita.

Lo versi, a temperatura di cantina fresca, in un calice adatto e ti colpisce il colore oro; poi, accosti, con un certo timore reverenziale, il naso ed inizi un viaggio, che ti porta lontano.
Sottile,quasi evanescente all'apparenza, etereo e perciò sorprendente; poi, all'improvviso, arrivano ondate di citazioni eleganti di fine pasticceria, frutte esotiche giustamente mature, legni tropicali suadenti; cerchi di selezionare i profumi e t'accorgi che fanno capolino i frutti rossi del sottobosco, che fanno da guarnizione ad una créme brulée di squisita fattura.

Potresti continuare affascinato, ma il desiderio, quasi necessità, dell'assaggio ha il sopravvento: secco, tagliente all'inizio, s'ammorbidisce man mano che la bocca si riempie e scopri l'altra faccia della Luna; morbido, cremoso, di raro equilibrio, fresco e a lungo persistente: i ricordi citrini si stemperano nelle note vellutate del legno delicato, che qui contribuisce al corpo senza quasi farsi percepire.
La soavità di un grande Chardonnay si fonde con la severa presenza di un Pinot Noir grandioso, che sottolinea la vinosità.

Sì, ti rendi conto che stai godendo di un vino, che, mi si perdoni, casualmente possiede delle bollicine, talmente l'anidride carbonica è fusa e discreta.
E tutto ciò, ed altro ancora, in un vino giovane, un adolescente di 15 anni!
Esprimere un voto è quasi un'offesa, ma difficilmente può valere meno di 98/100.

lunedì 7 maggio 2012

BOLLICINE BOLLICINE BOLLICINE

Il mondo dei blog che trattano di vino è da qualche giorno attraversato da un dubbio amletico: usare o non usare la parola "BOLLICINE"; a seguire, quando, e se, usare la parola "SPUMANTE".
Tutto ha origine da una dichiarazione di Maurizio Zanella, presidente del Consorzio Franciacorta, che ha stigmatizzato quelle parola, giudicandole inadeguate, financo offensive, soprattutto riguardo il Franciacorta.
La polemica imperversa tra coloro che condividono, a vario titolo, le opinioni di Zanella e chi no; si assiste a dotte disquisizioni filologiche, a citazioni delle norme dei disciplinari, a considerazioni argute e talvolta piene di buon senso.
Non desideriamo partecipare all'orgia intellettuale, ma desideriamo sottolineare che un vino contenente anidride carbonica generata dalla seconda fermentazione, sia in bottiglia sia in autoclave, si può definire SPUMANTE e che questo termine non è affatto offensivo, è solo una constatazione.
In fondo, è sufficiente consultare un vocabolario della lingua italiana, come quello della Treccani, per scoprire che:
"spumante agg. e s. m. [part. pres. di spumare].– Che fa spuma, che spumeggia; raro con valore verbale, in usi letter. o poet.: tre calici spumanti Di latte inghirlandato (Foscolo). Nell’uso com., riferito quasi esclusivam. al vino spumante, cioè al vino ottenuto naturalmente dalla prima o seconda fermentazione alcolica di uve fresche, di mosto d’uve, o di vini, caratterizzato, alla stappatura del recipiente, da abbondante sviluppo di anidride carbonica, proveniente dalla fermentazione. I vini spumanti si distinguono......"
 Usare il termine BOLLICINE per indicare un vino spumante riteniamo sia grazioso, sottolinea un rapporto d'amicizia e complicità, è una tipica sineddoche (chiediamo venia per la dotta definizione): l'aspetto più immediato di questa tipologia di vino sono o non sono le bollicine?
Si tratta anche di una sorta di soprannome, indice di familiarità e benevolenza.
Non risulta che mai un produttore della Champagne si sia adombrato per l'uso d'entrambe le definizioni.
Perché capita in Franciacorta?
Coda di paglia? Forse, ma spumeggiante.