venerdì 11 settembre 2009

TRE BARBARESCO ED UN BAROLO

Il 9 settembre abbiamo aperto alcune bottiglie che hanno in comune due elementi: almeno dieci anni di vita e lo stesso vitigno, il nebbiolo.

Esperienza interessante, che ha fornito le considerazioni che seguono.

Produttori di Barbaresco, vigna Montestefano, 1996: sorprende la concentrazione notevole del rosso rubino che s'accompagna al colore spento ed opaco, che denota lo stato evolutivo avanzato e la possibile complessità; ma già al naso sorgono i primi dubbi, poiché la frutta cotta ha il sopravvento; la prugna sottospirito s'accompagna a leggere note balsamiche, a sensazioni vinose che evocano idee di calore; in bocca la delusione aumenta: il vino scivola via, lasciando solitari i nobili tannini ed i tipici marcatori del vitigno, anche se in tono minore; la sensazione alcolica non riesce ad equilibrare un corpo flebile ed inconsistente. Voto: nc

Produttori di Barbaresco, vigna Moccagatta, 1996: limpido ed abbastanza brillante, presenta i colori dell'affinamento; i profumi terziari sono appena percettibili e limitati, uniti al gradevole sentore di botte grande; appena balsamico, propone ricordi mentolati ed un panorama olfattivo sostanzialmente magro, anche se gradevole e moderatamente elegante; in bocca è morbido, grazie anche ai tannini delicati e alle note fruttate mediamente espresse; il corpo debole induce a considerare che ci si trovi al cospetto di un vino che ha già passato il proprio momento migliore; dopo un poco di tempo, nel bicchiere si nota la presenza della volatile. Voto: 78/100

Barbaresco Vigna Rabaja 1997, Bruno Rocca: il rosso rubino evoluto si stempera nell'unghia aranciata, preannunciando successive emozioni; al naso è complesso, equilibrato, speziato e pepato; la prugna, sia matura sia secca, si sposa con delicati sentori di legno grande; in bocca s'apre a ventaglio e propone la tipicità del barbaresco, con delicata eleganza, accompagnata da un corpo buono anche se non particolarmente importante; rimarchevole è l'equilibrio tra l'acidità e l'alcolicità; i tannini, eleganti e nobili, hanno ancora grosse potenzialità d'evoluzione e testimoniano che si tartta di un vino ancora giovane, che ha davanti a sé ancora almeno un lustro di vita entusiasmante. Voto: 86/100

Barolo Vigna Castellero 1990, Azienda Agricola Brezza: sono affascinanti le sfumature del colore, dal rubino intenso e brillante all'aranciato caldo e rassicurante; s'apre lentamente ma inesorabilmente e dona sequenze ricche di ricordi olfattivi; timida ma persistente fuoriesce la viola, seguita dal pepe bianco, dal cuoio, dall'apprezzabile balsamicità e da un ragguardevole numero di spezie; in bocca, le differenti sensazioni stratificano e s'inseguono di continuo; ha equilibrata acidità, tannini morbidi e vellutati che foderano la bocca con delicatezza ed eleganza; vino suntuoso ed allo stesso tempo austero, ricco e pronto, anche se certamente potrà vivere egregiamente ancora anni. Voto: 90/100

A conclusione della serata e sulla scorta delle bottiglie aperte, si può azzardare la conclusione che il barbaresco, salvo alcuni esempi eclatanti che forse non sono prodotti con il solo nebbiolo, non sia un vino destinato ad avere vita molto lunga e che sia meglio coglierlo intorno al settimo anno, per poterne apprezzare appieno le caratteristiche.

venerdì 26 giugno 2009

COSA NON SI FA PER IL VINO ...

Nuove possibilità offerte dalla porta USB ......

giovedì 25 giugno 2009

ANFORE E ...ANFORE

Reduce da una visita ad alcuni vignaiuoli del Collio Goriziano e del Carso, ho potuto confrontare vini prodotti con l'uso delle anfore in terracotta con gli stessi ottenuti secondo i metodi tradizionali.
Avevo già scritto di questo tipo di assaggi, in occasione dell'edizione 2008 di Vini Veri.
I risultati sono interessanti ed entusiasmanti, anche se si deve riconoscere che occorre una buona esperienza degustativa ed un'altrettanta estesa memoria olfattiva per apprezzarli appieno.

I vini che hanno conosciuto le anfore hanno sviluppato sentori ai quali spesso non siamo abituati e che talvolta siamo portati a considerari estranei al vino, se non addirittura difetti.

Chi utilizza questi contenitori segue generalmente le direttive dell'agricoltura naturale, biologica, talvolta biodinamica: non desidero addentrarmi in un campo che da poco ho iniziato ad affrontare, perciò mi astengo da esprimere giudizi che esulino dalla pura degustazione, poiché risulterebbero poco approfonditi affrettati. Necessito di ulteriori incontri con i produttori per comprendere tutti gli aspetti di questo antico modo di fare il vino, alla luce delle conoscenze odierne.

Mi è stata segnalata una notizia curiosa, comparsa sul blog "Spume": in California un produttore ha iniziato a vinificare utilizzando anfore, ispirandosi all'opera di Josko Gravner, ma realizzate in cemento.
Incuriosito, ho cercato il sito del produttore, francese, ed ho scoperto cose sconosciute ai più; il sito è esaustivo, per certi versi sorprendente e ludico: ne consiglio la visione.

Mi attiverò per poter degustare i vini che sono "nati" in queste uova.

Anfora in cemento disegnata secondo le proporzioni auree Josko Gravner e le "sue anfore" di terracotta georgiane

mercoledì 24 giugno 2009

UNA BUONA NOTIZIA

Riporto il comunicato ufficiale del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali riguardo alla produzione del vino rosato:

“Ha vinto la tradizione, hanno vinto i produttori, ha vinto la collaborazione fra Italia e Francia, unite a difesa di un vino, il rosato, che non potrà mai essere ottenuto da una semplice miscela”.
Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestale Luca Zaia commenta così i risultati della riunione del Comitato di gestione che, oggi, ha espresso il suo
parere favorevole alla proposta di Regolamento sulle pratiche enologiche, nella
versione in cui non viene consentito di ottenere vino rosé miscelando vino
bianco e vino rosso.
Tale versione consegue agli sforzi messi in campo dall’Italia e dalla Francia, per modificare l’approccio iniziale della Commissione Europea, che aveva invece incluso tale possibilità nel regolamento.
Le regole entreranno in vigore dal primo di agosto prossimo e salvaguarderanno in pieno la tradizionale produzione di vino rosé senza esporla alla concorrenza di prodotti ottenuti da una semplice miscela.

Ha vinto il buon senso, oltre che la Tradizione. Non possiamo che gioire ed unirci ai produttori, consumatori ed appassionati in un unico, grande brindisi, alzando calici, è ovvio, di vino rosato!

venerdì 19 giugno 2009

PICCOLO È BELLO ... E BUONO

Ho avuto l'opportunità di degustare in contemporanea sei diverse tipologie di Champagne, tutte di piccole aziende, di quelle realtà così frequenti nel mondo del vino che affascinano per la meticolosità dell'operare e che testimoniano l'amore verso la terra ed i suoi doni.
Tutte sei le maison praticano l'agricoltura biologica, una quella biodinamica.


Blanc de Blancs Brut, Lilbert e Fils, Cramant, Côte des Blancs: nel colore brillante si svolgono fini bollicine, per formare una costante processione verso l'alto; l'iniziale sentore di crosta di pane - molto delicata - lascia presto il posto alla frutta matura - banana e mela soprattutto - accompagnata da fiori carnosi come la calla; muovendo il bicchiere si sviluppano contenute note agrumate; in bocca, si sviluppa con irruenza l'anidride carbonica, che tende a sopraffare il tuto e aumenta la sensazione di acidità; il corpo tenue fa scivolare via il vino, che lascia pochi ricordi. La limitata corrispondenza naso-bocca concorre a giustificare il voto: 79/100

Le Mesnil Gran Cru 2002 Blanc de Blancs, Union des Propriétaires Récoltants, Mesnil-sur-Oger, Côte des Blancs: una piccola cooperativa che dal 1975 chiama i propri vini semplicemente "Le Mesnil" e che lavora circa 150 ettari di vigneti. La permanenza sui lieviti genera un vino fine, elegante, sottile, con entusiasmanti accentuate note balsamiche e di pasticceria; quello che era stato percepito dal naso si ritrova, amplificato, in bocca, ove si aggiungono sentori di cioccolato bianco e leggere, eleganti note tanniche, unite ad un sottile ricordo di canfora. Uno Champagne sorprendente e raffinato, ottima espressione dello chardonnay e testimone della serietà della cooperativa. Voto: 89/100


Brut Tradition, De Sousa et Fils, Avize, Côte des Blancs: prodotto secondo i principi dell'agricoltura biodinamica, questo vino propone una cuvée si discosta un poco da quella tradizionale - chardonnay 50%, pinot noir 40%, pinot meunier 10% - e prevede l'unione di annate differenti. Presenta profumi di frutta matura, miele, agrumi e rimandi balsamici abbastanza fini; la lieve tannicità, dovuta in buona parte alla fermentazione in piccole botti, s'accompagna alle note amarognole della nocciola e della buccia dell'arancia; fresco, dal corpo medio, non presenta lunga persistenza. Il sito della maison presenta un video molto interessante. Voto: 80/100






Silver Pas Dosé, André Clouet, Bouzy, Montagne de Reims: avevamo già scritto di questo vino, seppure riguardo a differenti tipologie. Questo è uno Champagne 100% pinot noir, risultato dell'assemblaggio di vini dell'ultima vendemmia - 50% - con altri di riserva, tutti ottenuti da vigneti gran cru; le bottiglie prodotte sono circa 3.000. Il colore è gradevolmente oro pallido con bollicine finissime e persistenti; eleganti profumi ricordano la mela matura, il sidro, aromi balsamici sottili accompagnati da leggera e piacevole nota ossidativa; in bocca le componenti agrumate del pompelmo e del bergamotto s'uniscono ai fiori appassiti ed alla frutta matura; fresco e croccante, di buona complessità e di medio corpo, secco grazie alla mancanza della liqueur de expédition, fa apprezzare il pinot noir d'origine. Voto: 86/100



Rosè Extra Brut, Gonet-Medeville, Billeuil, Montagne de Reims: le uve - chardonnay 70%, pinot noir 23%, vino rosso 7% - provengono da gran cru di Bisseuil, Mesnil-sur-Oger e Ambonnay. La giovane maison è nata dal matrimonio tra Xavier Gonet, della Champagne, e Julie Medeville, del Sauternes ove possiede Chateau Gilette. Si rimane affascinati dal colore rosa pallido brillante e luminoso, per essere poi conquistati dai profumi fruttati di fragola e lampone, sottili e fragranti, sempre eleganti, ai quali s'aggiungono inaspettate note di pasticceria; in bocca conferma le sensazioni olfattive, è vinoso e minerale, rotondo, leggermente tannico, fresco e decisamente secco; riempie il cavo orale con soavità e lo permea a lungo. Voto: 88/100


Collection Privée Yves Dufour Ligne 63 Millésime 1996, Brut Nature, Robert Dufour & Fils, Landreville, Aube: avevamo assaggiato a suo tempo l'annata 1990, della quale eravamo rimasti entusiasti; le considerazioni espresse allora trovano conferma in questa bottiglia del 1996. Il pinot noir in purezza, sapientemente vinificato da questo"artisan-vigneron", genera un vino oro pallido brillante, con bollicine timide e finissime, che s'accompagnano a profumi complessi di frutta matura, miele caramellato, caffé, te, cacao, con accennate note balsamiche; regala notevoli sensazioni tattili che evocano la croccantezza, grazie anche alla misurata tannicità; è complesso, elegante, rotondo, sapido, minerale, fresco ed agrumato, ma soprattutto vinoso; ha riposato sui lieviti dall'aprile 1997 all'agosto 2008. Voto: 92/100