martedì 22 novembre 2016

VINO DALLA PATAGONIA ?

Da WINE NEWS mi piace riportare questa notizia, che apre nuove orizzonti...

Londra - 18 Novembre 2016, ore 11:26
Gli effetti del riscaldamento globale sulla viticoltura sono stati spesso al centro di analisi e approfondimenti, ma al di là della teoria, le prime conseguenze sono visibili ad occhio nudo, e le vediamo quotidianamente sugli scaffali di tutto il mondo: l’Inghilterra ha iniziato da qualche anno a produrre le sue bollicine, che già hanno la velleità di arditi paragoni con lo Champagne o l’obiettivo di poter soppiantare il Prosecco sul mercato interno, e regioni storicamente considerate ostiche, se non impossibili, si scoprono invece assolutamente adatte alla viticoltura. Come la Patagonia cilena, una delle zone più inospitali della terra, dove la morsa del freddo non concede tregua. Eppure, la vite è arrivata sin qui, nel 2010, quando Villaseñor, azienda cilena particolarmente sensibile all’innovazione ed alle sfide, ha deciso di piantare un ettaro di Pinot Nero, in una parcella riparata dal vento, dove le temperature sono cresciute, negli ultimi dieci anni, di due gradi, creando una finestra temporale, nella fredda estate australe, in cui le temperature vanno dai 14 ai 32 gradi, garantendo la maturazione delle uve. 
Il risultato sono 1.200 bottiglie di “Puelo Patagonia” (Puelo è il luogo più vicino al vigneto, 1.000 chilometri a sud di Santiago del Cile, ndr), annata 2014, vendute interamente sul mercato cinese, a 120 dollari l’una. Già, perché quello che una volta era un territorio impossibile per la vite, pare avere una presa commerciale enorme, non solo tra i wine lover cinesi, ma anche tra quelli americani, tanto che anche la prossima annata è già sold out, tra Cina e Usa. 

giovedì 16 gennaio 2014

C'E' VITA SUL VULCANO

foto: Ramon Duran

L'isola di Lanzarote, la più orientale delle Canarie,
fu sconvolta nel 1730 da una serie di eruzioni vulcaniche, che ne sconvolsero la fisionomia e causarono l'emigrazione di gran parte degli abitanti.
foto:Penjelly
La cenere che si depositò è divenuta nel tempo un ottimo terreno sul quale coltivare la vite, che riprese qualche decennio più avanti.
Oggi troviamo piante protette da muretti a secco per proteggerle dai venti impetuosi e per evitare la rapida evaporazione dell'umidità che lo strato di cenere riesce a trattenere durante la notte.
Ma lo spettacolo più interessante è dato dalle conche scavate nella zona La Geria: qui il paziente lavoro dei vignaiuoli ha trasformato un'area desolata in una piana dall'aspetto lunare, ma pieno di vita e di viti.
Si coltiva l'uva Malvasia, che  genera vini sia secchi sia dolci, tutti dalle spiccati doti di mineralità.
Seguendo questo link, si ha un'idea di come sia stato trasformato il paesaggio.

martedì 26 novembre 2013

UNA DOCG ANTE LITTERAM!

Riporto con piacere la notizia fornita dall'ANSA.
Trovo affascinante questa scoperta, che non fa che confermare le teorie relative all'area nella quale si cominciò a produrre vino ed a commercializzarlo, oltre a fornire alcuni spunti di riflessione.
-----------------------------------------------------
LA CANTINA PIU' ANTICA MAI SCOPERTA HA 3.700 ANNI, PRODUCEVA VINO DOLCE SPEZIATO


Foto Eric H. Cline, George Washington University
Conteneva 40 orci di vino bianco e rosso dolce e speziato, la cantina più antica e grande mai conservata: ha 3.700 anni ed è stata scoperta tra le rovine di una città cananea chiamata Tel Kabri, nel Nord di Israele. La scoperta si deve a un gruppo statunitense e israeliano della George Washington University, Brandeis University e università di Haifa. Il risultato è stato presentato a Baltimora, nel convegno annuale delle Scuole Americane di Ricerche Orientali.

Le giare hanno una capacità di 50 litri ognuna, in totale l'equivalente di circa 3.000 bottiglie di vino, e sono rimaste sepolte sotto una coltre di fango, mattoni e intonaco a causa del crollo della cantina, probabilmente per un terremoto. 
La cantina si trovava nei pressi di una sala per banchetti destinati all'élite di Tel Kabri e agli ospiti stranieri illustri. ''E' una scoperta straordinaria: è una cantina che, a nostra conoscenza non ha eguali per età e dimensioni'' osserva Eric Cline, della George Washington University.

Ad attirare l'attenzione dei ricercatori è stata una giara emersa dagli scavi nell'antico palazzo governativo della città, risalente al 1.700 avanti Cristo. 
Dopo la prima giara, racconta Cline, sono emersi 10 e poi 15, fino a 40 vasi contenuti in un ambiente grande circa 34 metri quadrati.

Analizzando i frammenti dei vasi e i residui organici sono state rilevate tracce di acido tartarico e siringico, entrambi componenti chiave nel vino, nonché resti di miele, menta, cannella, bacche di ginepro e resine, tutti ingredienti che nell'antichità si aggiungevano al vino. La ricetta è simile a vini medicinali usati nell'antico Egitto per 2.000 anni.
Ogni vaso conteneva le stesse proporzioni di ciascun composto segno, che la ricetta di questo vino è stata seguita rigorosamente in ogni vaso.
© Copyright ANSA
---------------------------------------------------------
Si direbbe che dall'analisi dei residui tutte le giare contenessero un vino prodotto secondo una ricetta rigidamente seguita, oggi si direbbe disciplinare: sorprendente, o no?

martedì 22 ottobre 2013

ENGLISH SPARKLING WINES

Per gentile concessione Consorzio Franciacorta
Si prenda un Consorzio che raggruppa ottimi e famosi, se non blasonati, produttori di bollicine, il Presidente del quale odia questo termine; si ospiti un "guru" delle suddette bollicine che parla solo la sua lingua, l'inglese; si pongano in degustazione dieci bottiglie importate dal Regno Unito; si mescoli il tutto, aggiungendo circa cento persone e si avrà l'evento "Franciacorta ospita Tom Stevenson e i migliori English Sparkling Wines", tenutosi il 15 ottobre scorso nella stupenda cornice del Relais Mirabella .

Esperienza interessante, arricchita dallo scambio d'idee e impressioni con Daniela Guiducci e Mario Falcetti, enologo eccelso, "papà" di Quadra. 
A fronte di un assaggio di qualche mese fa, mi sento d'affermare che ci sia di meglio nel panorama inglese e che la scelta poteva essere più felice. Avrei usato un altro termine, ma l'educazione me lo impedisce... Così va il mondo, anzi, scivola.
In generale, i vini avevano acidità talvolta devastanti accompagnate da corpi esili e profumi spesso latenti. Di seguito le sintetiche note, scarne forse, ma essenziali.
1.
Nyetimber 2009-Classic Cuvée
Acidità 7,8 - Malolattica sì - Legno no - Zucchero 9 gr/l
33% Chardonnay, 26% Pinot Noir, 19% Meunier
Sboccatura aprile 2013
Profumi netti, non molto fruttatii. Acidità non eccessiva, marcata presenza in bocca dei lieviti, la lqueur ha in parte moderato l'acidità.
2.
Nyetimber 2009 Tillington Single Vineyard
Acidità 8,2 - Malolattica sì - Legno no - Zucchero 10 gr/l
21% Chardonnay, 79% Pinot Noir
Sboccatura maggio 2013
Anidride carbonica esuberante, poco corpo, accettabile acidità, belle sensazioni fruttate e citrine.
3.
Plumpton NV The Dean Brut
Acidità 8,2 - Malolattica si - Zucchero 10 gr/l
33% Chardonnay, 54% Pinot Noir, 13% Meunier
Sboccatura luglio 2013
Acidità ed acidità, bollicine esuberanti; Magro con profumi limitati anche se gradevoli; meglio al naso che alla bocca.
4.
Camel Valley 2011 Pinot Noir Rosé
Acidità 6,5 - Malolattica sì - Zucchero 10 gr/l
100% Pinot Noir
Sboccatura luglio 2013
Ha colore entusiasmante, brillante e lucido. Elegante al naso con nette citazioni di frutti, anche rossi, appena speziato, piacevolmente vinoso. Di medio corpo, offre un buon finale, quasi morbido con acidità controllata e piacevole.
Il migliore della batteria.
5.
Ridgeview 2009 Victoria Rosé
Acidità 7,2 - Malolattica sì - Zucchero 10 gr/l
37% Pinot Noir, 63% Chardonnay
Sboccatura dicembre 2012
Non molto pulito al naso, caramelloso e stucchevole per il residuo zuccherino, senz'anima.
6.
Herbert Hall 2010
Acidità 6,8 - Malolattica sì - Legno 20% - Zucchero 12 gr/l
40% Chardonnay, 30% Pinot Noir, 30% Meunier
Sboccatura aprile 2013
Acidità eccessiva anche se gradevole al gusto; Pochi profumi e poco corpo.
7.
Henners 2009 Vintage 
Acidità 8,7 - Malolattica sì - Legno 5% - Zucchero 10 gr/l
34% Chardonnay, 33% Pinot Noir, 33% Meunier
Sboccatura maggio 2013
Equilibrato, elegante, abbastanza fine; lieviti presenti ma piacevoli, corpo medio, gradevole nel complesso.
8.
Hambledon 2010 Mill Down
Acidità 6,9 - Malolattica sì - Legno no - Zucchero 10 gr/l
Sboccatura febbraio 2013
Netti e gradevoli sentori di pera williams matura, appena ossidata; abbastanza ricco e fruttato, sapido e scorrevole.
Tra i migliori della batteria
9.
Hambledon NV Première Cuvée
Acidità 8,5 - Malolattica sì - Legno 10% - Zucchero 8,5 gr/l
Sboccatura luglio 2013
Profumi di pera ossidata sia la naso sia alla bocca, abbastanza complesso, equilibrata l'acidità, corpo esile ma presente.
Tra i migliori della batteria
10.
Hattingley 2010 Kings Cuvée
Acidità 8,1 - Malolattica sì - Legno 100% - Zucchero 10 gr/l
Sboccatura luglio 2013
Nettamente percepibile la piccola botte, che non disturba più di tanto; rappresenta uno stile un poco "vecchio" del metodo classico, è abbastanza complesso, può avere interessanti sviluppi in futuro.
Tra i migliori della batteria

In conclusione, non rimane che suggerire ai produttori inglesi di fare tesoro dell'esperienza secolare dei Francesi ed applicare l'uso dei vini di riserva per "correggere" il vino finale. Sembra che ciò non sia ancora possibile perché si sono dedicati a questa produzione da poco tempo...
Fiduciosi, aspettiamo e continuiamo a bere qualcosa d'altro, pur riconoscendo le loro buone intenzioni ed i progressi fatti.
So che la frase sarà criticata a parole, ma condivisa nell'intimo: certe cose perché non s'ha coraggio d'esprimere?

domenica 20 ottobre 2013

VIAGGIO NELLA CHAMPAGNE - 2003 - 2008

Risulta sempre interessante fare un viaggio attraverso il tempo assaggiando annate differenti, magari dedicandosi solo alle chicche della Champagne, vale a dire piccoli produttori, talvolta di nicchia.
Viaggio iniziato, e purtroppo concluso, in quel di Parma, presso l'Enoteca Cavalli.
Solo per i fuoriclasse ho ritenuto esprimere una valutazione.

Millesimo 2008
Sebbene sia un'annata da poco posta in commercio, si direbbe che sia di grande qualità, con notevoli possibilità di sviluppi futuri.

Laherte Freres, Champagne Vignes d'Autrefois Extra Brut 2008, 100% Meunier - Vallée de la Marne
Dosaggio 6 gr/l.
Da vigne piantate tra il 1947 ed il 1964, mostra spavaldo tutta la potenza del Meunier, così selvatico e dall'acidità pungente, quasi tagliente; persistenza lunghissima; affascinante, per coloro che non amano le mezze misure. Voto:90/100
Lancelot-Pienne, Champagne Grand Cru Blanc de Blancs Cuvée Marie Lancelot Brut 2008 - Cote des Blancs.
Dosaggio 7 gr/l.
Non del tutto espresso, nonostante la posizione privilegiata dei vigneti: ha poco carattere, in bocca sembra impastato, quasi appiccicoso.
Marie Noelle Ledru, Champagne Grand Cru Blanc de Noirs  Cuvée du Goulté Brut 2008, 100% Pinot Noir - Montagne de Reims
Dosaggio 8 gr/l
Potente ed equilibrato, tagliente, già ottimo ma con un futuro da urlo. Ancora una volta la Signora del Pinot Noir si conferma come un punto di riferimento per chi cerca l'eccellenza nello Champagne.

Millesimo 2007
Annata abbastanza calda e precoce, ha offerto vini pronti e di facile comprensione, non adatti a lungo affinamento.

Lamiable, Champagne Grand Cru Cuvée Les Meslaines Brut 2007, 100% Pinot Noir - Vallée de la Marne
Dosaggio 9 gr/l
Les Meslaines è una piccola vigna a Pinot Noir di circa 40 anni, che genera vini fragranti e tesi. Questo millesimato è pronto, ababstanza rotondo, equilibrato, con gradevoli note legnose.
Sadi Malot, Champagne Premier Cru Blanc de Blancs Brut 2007, 100% Chardonnay - Montagne de Reims
Dosaggio 7 gr/l
Prodotto solo in annate di pregio, non subisce la reazione malolattica. Fine e setoso, coesistono il miele ed il limone, abbastanza elegante. Piacione
Savart, Champagne Premier Cru Calliope Extra Brut 2007 - Montagne de Reims
Dosaggio 5 gr/l
Maturato in botte sui lieviti fini, malolattica bloccata, non filtrato. I sentori di legno risultano invadenti e rendono non particolarmente interessante il prodotto.

Millesimo 2006
Annata ottima, ha offerto vini armoniosi ed equilibrati, decisamente classici, capaci di durare a lungo.

J.L. Vergnon, Champagne Blanc de Blancs Grand Cru Expression Extra brut 2006, 100% Chardonnay - Cote des Blancs, Le-Mesnil-sur-Oger
Dosaggio 3 gr/l
Complesso con raro equilibrio, appena tannico; buon corpo lento ad esprimersi, bella acidità, lascia la bocca secca e pulita. Il basso dosaggio esalta le caratteristiche taglienti dovute anche al terreno gessoso.
J. Coessens, Champagne Largillier Brut 2006, 100% Pinot Noir - Cote des Bar
Dosaggio 5 gr/l
Ottimo al naso con citazioni di frutta cotta, cacao e note tostate, delude un poco all'assaggio; il legno è stato sapientemente usato e rende il tutto accattivante, anche se non entusiasmante.
Louis Brochet, Champagne Premier Cru Extra Brut 2006, 30% Pinot Noir, 30% Meunier, 40% Chardonnay - Montagne de Reims
Dosaggio 4 gr/l
Il legno usato con maestria si sposa alla raffinata eleganza ed al raro equilibrio tra le differenti componenti; spettacolare uso dei vini di riserva per uno Champagne sontuoso, eccezionale, classico e rassicurante. Voto: 93/100

Millesimo 2005
Vendemmia problematica e non molto considerata, ha tuttavia dato vini tesi ed austeri, da lungo affinamento.

Jaques Copinet, Champagne Blanc des Blancs Cuvée Mare Etienne Brut 2005, 100% Chardonnay  - Sezannais
Dosaggio 7 gr/l
Tendenzialmente sottile, quasi magro, è fruttato, con qualche incongruenza naso-bocca; citrino con note caramellose al limite della stucchevolezza.
José Michel, Champagne Grand Vintage Brut 2005, 60% Chardonnay, 40% Meunier - Vallée de la Marne
Dosaggio 8 gr/l
Ottenuto da vigne vecchie dai 50 ai 90 anni, è un vino appena troppo mielato e forse troppo dosato, poiché riempie ma non soddisfa del tutto.
Bereche et Fils, Champagne Premier Cru  Instant-Le Cran, Extra Brut 2005, 55% Chardonnay, 45% Pinot Noir, 5% Meunier - Montagne de Reims
Dosaggio 2,5 gr/l
Fermentato in fusti di legno, malolattica non svolta, 8 mesi di riposo sui lieviti, non filtrato, chiuso con tappi di sughero durante la presa di spuma ed i successivi 60 mesi sulle pupitre, sboccato a mano nel marzo 2012: una carta d'identità di tutto rispetto per un vino di rara fattura. Emozionante, equilibrato in sommo grado, tutto s'è fuso alla perfezione, è perfetto, quasi imbarazzante, non per tutti. Voto: 95/100

Millesimo 2004
Annata fine e molto equilibrata, particolarmente favorevole allo Chardonnay.

Hubert Paulet, Champagne Grand Cru 2004, 40 Chardonnay, 40% Pinot Noir, 20% Meunier - Montagne de Reims
Dosaggio 6,5 gr/l
Abbastanza elegante, citrino un po' spinto, medio-classico prodotto.
J.Charpentier, Champagne Millésime Brut 2004, 30% Chardonnay, 35% Meunier, 35% Pinot Noir - Vallée de la Marne
Dosaggio 6 gr/l
Fruttato, fresco, affinato il giusto, è ottimo vino, di facile beva perché classico ma con una punta in più. Voto: 88/100
Vincent Couche, Champagne Brut 2004, 50% Chardonnay. 50% Pinot Noir - Cote de Bars
Dosaggio 7 gr/l
Complessità ed armonia deludenti, tante cose ma non fuse tra loro

Millesimo 2003
Annata problematica per le condizioni climatiche, le vendemmie sono state precoci; poca acidità con conseguenti problemi di gestione degli zuccheri. Poche eccellenze ed altrettanti pochi produttori che hanno presentato il millesimato.

Jean Vesselle, Champagne grand Cru Prestige 2003, 70% Pinot Noir, 30% Chardonnay - Montagne de Reims
Dosaggio 7gr/l
Molto fine, il Pinot Noir si fa sentire ed esce con piacevolezza; nonostante l'annata, uno Champagne di qualità superiore. Voto 89/100